Intervista a Luciano vasapollo sul giornale "Correo dell'Orinoco" (Venezuela)

Coltivare socialismo come unica  alternativa concreta alla crisi sistemica del capitale.

Dal cammino rivoluzionario dell’ALBA latino americana alla costruzione dell’ALBA mediterranea. 

 Luciano Vasapollo  ci ha dichiarato fermamente che l’attuale crisi del capitalismo non ha cura economica , la parola alla politica di un nuovo soggetto rivoluzionario. L’intellettuale marxista italiano sostiene che il processo bolivariano è una grande Rivoluzione che il “mondo deve rispettare”.

Correo del Orinoco- Caracas

T/ManuelLópez,F/LuisFranco,
Correo del Orinoco,Caracas.

La crisi capitalista non è di carattere finanziario, ma di carattere sistemico, peggio di quella strutturale del 1929, perchè il sistema non ha un modello di accumulazione alternativo per uscirne, come invece l’aveva in quell’epoca con il keynesismo, ha sostenuto l’economista marxista italiano Luciano Vasapollo.

L’intellettuale e dirigente politico comunista sostiene con forza che l’economia domina sulle relazioni sociali e questo va cambiato; l’economia del capitale deve essere subordinata alla politica,  infatti “un altro mondo è in costruzione” perché la soluzione a questa crisi è  solo politica. Perché “Ciò che è in ulteriore sviluppo è una crisi dei fondamentali del sistema del capitale; la crisi è sistemica e si chiama così perché  risponde ad un’analisi effettuata con categorie marxiste e non ha a che vedere con il più usato significato di crisi e globale” , ha sostenuto l’economista marxista. Ed anche i  progressi tecnologici  usati nella logica del profitto non salveranno il capitalismo, e neanche fermeranno le contraddizioni di classe. L’uso di scienza e ricerca “non sono neutrali, dipendono da chi detiene il potere”. L’energia nucleare si può usare per la guerra o per curare un tumore maligno”, ha argomentato per esempio.

I governi dell’Unione Europea stanno applicando le ricette neoliberiste del Fondo Monetario Internazionale (FMI) che anni fa erano in voga tra i governi dell’America Latina. “Lo Stato del welfare è in forse e l’aristocrazia operaia che è nata con i sindacati consociativi europei e dei Nord  non rende possibile o meglio rende molto più difficile una lotta che metta freno a questa situazione. In Europa, questa mancanza di “comportamento combattivo” della classe lavoratrice ha favorito il capitale, con anche  una  “logica”  di intervento da parte degli Stati che consiste nel privatizzare un’impresa quando dà profitto, quando invece dà perdite, si socializza, in modo che la soluzione della crisi vada contro il mondo del lavoro, ha detto l’economista marxista italiano in un chiaro spagnolo .

 SPERANZA LATINOAMERICANA

Di fronte a questa logica, l’uscita dalla crisi non può essere attraverso una qualche forma di compatibilità capitalista, si devono creare anche in Europa le condizioni di un’alternativa politica  ed economica , come in America Latina, dove esistono vari governi con forte senso di autodeterminazione contro le multinazionali e il capitalismo. È necessario un progresso sociale, politico, a forte compatibilità ambientale, che determini una nuova relazione di potere a favore della classe operaia.

Dalla teoria e la pratica, Vasapollo marca la distanza con alcuni colleghi cattedratici. “L’America Latina non è un laboratorio della rivoluzione, come affermano  molti intellettuali europei, perché se fosse così significherebbe che noi avremmo un’idea neocolonialista del mondo e staremmo usando questo subcontinente per la sperimentazione. Nei paesi dell’ALBAè in corso un processo reale di trasformazione verso il socialismo che viene da un’enclave neocapitalista e neoimperialista”.

Vasapollo ha seguito da vicino il processo bolivariano e la leadership di  Hugo Chávez. “Questa è una rivoluzione importante non solo per il Venezuela, ma anche per il mondo. Malgrado tutti i suoi problemi e le contraddizioni, il processo anticapitalista che avanza in Venezuela, Bolivia, e che si mantiene a Cuba, e che si rafforza in Ecuador, ha un carattere antimperialista di liberazione socialista.L’intellettuale ha raccomandato di guardare alla pratica rivoluzionaria nei quartieri popolari. Questi settori è ovvio che hanno dei problemi, ma hanno pure acqua, abitazioni, alimentazione e cure mediche. “Sono sicuro che la Rivoluzione Bolivariana si può migliorare, ma è un processo molto importante che il mondo deve rispettare”, ha sottolineato.

 PRECEDENTI DEL DETERIORAMENTO

La rottura dei processi politici in alcuni paesi latino americani è la reazione alla lunga crisi del capitale internazionale che è cominciata all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, quando gli Stati Uniti hanno abbandonato gli accordi di Bretton Woods, dopo è arrivato l’embargo petrolifero arabo in Occidente, che ha generato il primo vertiginoso rialzo del prezzo degli idrocarburi e loro derivati.Sono oltre 40 anni di una crisi strutturale di accumulazione del capitale e ora che si è fatta sistemica stanno affiorando i problemi che si è cercato di nascondere mediante le manipolazioni monetarie e il mercato dei capitali.Sono stati registrati successivi sfaceli finanziari, ma è una recessione dell’economia reale, da crisi di sovrapproduzione e sovraccumulazione.

Il modo di produzione capitalista è uno solo mentre i capitalismi sono molti. I Keynesiani come i neoclassici basano la loro teoria sulla premessa dell’equilibrio del sistema. L’analisi marxista parte dallo squilibrio in cui vive e si riproduce il sistema del capitale. Dal 1850 a oggi si contano chi dice 110 chi 125 crisi cicliche e si conosce in pratica una sola crisi strutturale, che si è registrata nel 1929. Si chiama così la crisi, cioè a carattere strutturale, quando si esaurisce un modello di produzione ed accumulazione.L’accademico ha detto che il capitalismo è uscito da quella crisi strutturale proprio con le politiche dell’economista inglese John Maynar Keynes che sono consistite nello stimolare la domanda di carattere pubblico. Questa può essere anche una domanda aggregata sociale quando i lavoratori hanno rapporti di forza favorevoli nel conflitto capitale-lavoro e così migliorano il loro tasso di remunerazione e migliorano le loro condizioni sociali.

 LA SOLUZIONE NON E’ quella dei G7 , G8 o G20

 Il piano Marshall è stato una forma di keynesismo militare, perché si è trattato di un programma di ricostruzione dell’Europa, dopo la seconda Guerra Mondiale e quindi anche esso parte dell’economia di guerra. Secondo Vasapollo, se disgraziatamente l’attuale crisi affogasse completamente il capitalismo, allora, ancora una volta, la soluzione potrebbe essere la guerra. Ma gli ultimi avvenimenti in Siria, conclude l’economista marxista, aggiungono un nuovo elemento che non era presente nelle guerre anteriori e che ha permesso al sistema un “respiro”.

“Gli Stati Uniti non hanno deciso di attaccare la Siria per propria iniziativa e questo è indizio del fatto che non si sentono così forti come in periodi precedenti. Ora ci sono diverse forze multipolari che sembrano armoniche, ma non lo sono. Ci sono contraddizioni competitive diverse nel mondo, come quelle determinate dai Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), gli Stati Uniti da una parte e l’Europa dall’altro. La soluzione non può essere opera dei 7, 8 o 20 paesi cosiddetti maggiormente sviluppati. La prima cosa che deve essere chiara è che se questa crisi è molto dura nei paesi sviluppati, lo è molto di più, e più violenta, nei paesi del “Terzo Mondo”, e colpisce paesi come Cuba, che patisce un “maledetto, violento e aggressivo blocco imposto dall’imperialismo, una vera vergogna per l’umanità”, ha rimarcato.

Ha sottolineato che per uscire da questa crisi non sono necessarie le formule del Fondo Monetario Internazionale o della Banca Mondiale, o nuove visioni che sembrano multipolari, ma che non lo sono. Se si vuole offrire un discorso realmente multipolare, l’imperialismo (gli Stati Uniti e i loro alleati europei) devono abbandonare l’idea di dominare il mondo e parlare a pari condizioni con tutti i paesi, inclusi quelli che compongono l’Alternativa Bolivariana per i Popoli di Nuestra America, l’ALBA, e tenere conto delle necessità fondamentali dei paesi impoveriti perché colonizzati .

 IL CASO ITALIANO

In questo momento in Italia c’è una larga intesa di governo che fa politica economica tipica della destra molto aggressiva, che sviluppa un’azione molto forte contro le conquiste del movimento operaio raggiunte negli anni ’50, ’60 e ’70, quando esisteva un forte partito comunista e sindacati solidi e combattivi. Con la crisi strutturale e sistemica del capitale, iniziata negli anni ’70, le forze sindacali storiche e politiche progressiste hanno applicato un modello di concertazione e collaborazione con gli imprenditori e i Governi. Quella politica ha indebolito la classe operaia italiana, e il neoliberismo, la deregulation finanziaria, la privatizzazione, sono aumentati e hanno determinato una svolta a destra. “Moltissima gente umile, che votava comunista, si è ribellata, e oggi vota partiti di destra. Non è colpa dei lavoratori, ma dei sindacati collaborazionisti che non sono nei posti di lavoro e che hanno abbandonato l’idea del conflitto sociale”, ha ripetuto Vasapollo.

Dagli anni ’90 e successivi, e anche ora, tanto i governi di centrodestra come quelli di centrosinistra hanno implementato politiche contro il welfare, contro i lavoratori, contro il salario, concentrati a concludere il quadro della precarizzazione nel lavoro. In economia, entrambe le correnti di pensiero e blocchi di governo si sono comportate allo stesso modo, hanno delle differenze solo per quanto riguarda i diritti civili o alcune questioni morali.

“Ora, solo i movimenti sociali, e alcune organizzazioni politiche non istituzionali, come la Rete dei Comunisti, di cui sono uno dei  componenti della segreteria nazionale, o il sindacalismo di base , indipendente e conflittuale, fanno opposizione nel nostro paese, contro i tentativi della destra di sistema (cioè centrosinistra e centrodestra) di criminalizzare queste forze e il conflitto sociale” .  La crisi sta aumentando la disoccupazione, la gente è senza casa e il potere d’acquisto salariale crolla. In questo contesto, l’Italia sta conoscendo un nuovo tipo di povertà: quello della classe media che si impoverisce.

Di fronte a questo scenario, ha denunciato Vasapollo, o la sinistra comprende la necessità di rappresentare le necessità della classe operaia e della nuova classe di poveri, o una nuova dimensione del conflitto, in cui ci saranno disordini, determinerà il sorgere di una nuova destra molto bellicosa, antiistituzionale, tipicamente fascista.” Noi che abbiamo una visione anticapitalista dobbiamo intraprendere una battaglia sociale, di classe, democratica partecipativa. Se no, sarà possibile una deriva fascista”.

 L’ATTUALITA’ DI MARX

“Le misure per uscire dalla crisi, sono sempre contro i lavoratori, prima, durante e dopo che si sviluppano .Non c’è un capitalismo produttivo buono e uno finanziario cattivo: il capitalismo è uno solo e la sua legge fondamentale continua ad essere la creazione e l’appropriazione del plusvalore”, ha affermato Vasapollo. “Gli Stati Uniti hanno esaurito la loro funzione di locomotrice dell’economia mondiale e la crisi è, allo stesso tempo, l’insieme di molte altre crisi: alimentare, energetica, ambientale, di diritto, culturale ed etica, è la crisi della civiltà capitalista”, ha spiegato dettagliatamente.

Il superamento di questa crisi ,che potrebbe annunciare la fase finale dell’imperialismo americano ed europeo, e più in generale del modo di produzione capitalista , dipenderà dal grado di organizzazione che le forze rivoluzionarie e progressiste raggiungeranno nella battaglia, che in ultima istanza continua ad essere nelle dinamiche della stessa lotta di classe che Marx ha definito. Se non c’è una forza rivoluzionaria che diriga il cambiamento verso il socialismo, il capitalismo può continuare a predominare, anche se con modi di presentarsi differenti, sottolineato l’intellettuale militante italiano .

Difensore del pensiero marxista, Vasapollo sostiene che non esiste l’economia marxista. “Sono semplicemente marxista, un  militante comunista. Non si tratta di un’idea, ma il marxismo è  un metodo e modello scientifico di critica alla sociologia, alla politica, al sistema di produzione”.Secondo Vasapollo, la parola critica significa analisi profonda, non banale. Il marxismo è un movimento reale, non ideologico, che ha la capacità concreta di trasformare il mondo, di superare il capitalismo. “Per questo mi definisco un marxista che pensa attraverso il contatto con la pratica reale, con i movimenti di lotta e interpreta come si può cambiare il mondo e si adopera per farlo” .

 

  PASSIONE PER L’AMERICA LATINA

Luciano Vasapollo negli ultimi anni ha portato avanti un’instancabile attività pedagogica come collaboratore delle università di Matanzas e Pinar del Rio  , dell’ Avana nell’isola di Cuba, nelle università di Bolivia , del Venezuela  e delle università pubbliche di Navarra, dei Paesi Baschi ; è Professore di Analisi dei Sistemi economici all’’Università La Sapienza di Roma.

È  membro e collaboratore di vari Centri Studi  dei paesi dell’ALBA e in particolare di Cuba, delle sue università e del centro studi del  Ministero dell’Economia e Pianificazione della Repubblica di Cuba. Dirige anche la rivista Nuestra America-Italia ed è tra i fondatori del centro studi CESTES-PROTEO dell’USB e  Laboratorio Europeo per la critica Sociale. inoltre coordina il Capitolo italiano della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità.

Vasapollo è autore e coautore di oltre 50 libri. Durante la sua carriera come economista e scrittore, ha molto concentrato il suo ambito di ricerca nell’analisi dei processi politici, economici e sociali dell’America Latina e nell’analisi delle politiche economiche dei diversi sistemi economico-produttivi.

   L’accademico italiano Luciano Vasapollo, professore dell’università romana La Sapienza, ha visitato questa settimana il paese per presentare dei suoi ultimi libri e tenere delle conferenze “Mondializzazione capitalista e crisi sistemica. Costruire l’alternativa socialista (qui e ora!)” che si sono svolte nella Scuola Venezuelana di Pianificazione, nell’Università Bolivariana e nella sede della Banca Centrale del Venezuela a Caracas. Sono stati anche presentati tre libri. Uno dei quali è un’opera completa di cui è autore: Trattato dei metodi di analisi dei sistemi economici. Mondializzazione capitalista e crisi sistemica, edito dalla banca Centrale del Venezuela.Gli altri due sono edizioni italiane che saranno distribuite in Italia, con la finalità di divulgare l’opera di quell’uomo che “è storia: Hugo Chávez”, ha sottolineato l’intellettuale.

Con la strutturazione e per il rafforzamento della Scuola Venezuelana di Pianificazione come scenario, la sera di mercoledì 9 ottobre sono state presentate due opere in italiano.La prima è La transizione bolivariana al socialismo, un libro scritto dal ministro del Potere Popolare per la Pianificazione Jorge Giordani, nel 2010, del quale è stata fatta una versione italiana con la collaborazione di Rita Martufi e dello stesso Luciano Vasapollo, molto attivi politicamente e culturalmente in quel paese europeo.Il secondo è un’iniziativa degli intellettuali italiani che le hanno posto il nome di Chávez per sempre. Una compilazione di articoli e testimonianze sul vissuto degli autori con il Comandante eterno. Hanno scritto Jorge Giordani, Héctor Navarro, Carmen Bohórquez, Yadira Cór­dova, Miguel Barnet e i promotori del libro Luciano Vasapollo e Rita Martufi. “Abbiamo voluto scrivere questo libro perché è fondamentale mostrare il lato umano del Comandante in Europa, di fronte all’assalto dei media italiani contro Chávez, che è ingiustamente attaccato come dittatore, autoritario”, ha sostenuto Vasapollo.

 

Tradotto da Rosamaria Coppolino

29 ottobre 2013
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