La Cina affronta il futuro nella continuità della transizione con la pianificazione socialista: luci ed ombre (di Luciano Vasapollo)

Il Presidente attuale Xi Jinping si caratterizza spiccatamente per la sua guida in una fase in cui la Cina passa da uno stato di fortissimo sviluppo all’esercizio di uno status di potenza internazionale. Egli assume in sé le caratteristiche dell’innovatore nella continuità politica.
Proprio la continuità ideologica lo distingue, agli esordi della sua ascesa a Presidente (dopo essere stato vicepresidente del paese): secondo quanto riferito dal New York Times, egli in uno dei suoi primi viaggi e colloqui con i vertici del paese identificò le ragioni del collasso sovietico nello sgretolamento delle idee e dei valori del socialismo, dichiarando contestualmente la volontà del loro recupero e della loro ispirazione. In occasione della XX riunione dell’Ufficio Politico del CC del Parto Comunista Cinese, il Presidente Xi ha posto in particolar modo tracciato la continuità teorica del materialismo dialettico nello sviluppo della politica dei comunisti cinesi, da Mao a Xi appunto, affermando «il materialismo dialettico è la visione del mondo e la metodologia dei comunisti cinesi».
I fondamenti della dialettica del materialismo prendono le mosse, citando Engels, dall’universalismo della materia che unisce il mondo intero, che innerva l’oggettività delle cose da cui partire per l’analisi e per delineare e prospettive, in luogo del soggettivismo. Proprio a partire dalla quella concretezza e materialità dell’analisi, viene ribadito il concetto dello stato primario di costruzione del socialismo esistente nella Cina popolare e della non brevità della fase iniziale della transizione. Il rifiuto del soggettivismo, dell’estetica dei proclami irrealistici sono alla base di questa visione, che non è nuova alla cultura politica e di governo cinese, notoriamente espressa nella formula “attraversare il fiume tastando le pietre” applicata specialmente alle valutazioni e alle scelte economiche nazionali.

La robustezza degli ideali, la loro prosperità, lo studio e la formazione ideologica attraverso i fondamentali del marxismo sono gli strumenti per collegare dialetticamente la coscienza con la realtà materiale, la dimensione dialettica mentale e quella materiale.
Come già ricordato, l’eredità della teoria della contraddizione principale di Mao è un elemento propulsore dell’evoluzione delle cose e della realtà, essa è la chiave interpretativa fondamentale per descrivere lo sviluppo e la prassi cinese. Le contraddizioni sono, in questa accezione, sinonimi dei problemi: di quelli antichi e di quelli nuovi sorti dal superamento di quelli precedenti. Questi problemi, secondo l’elaborazione dialettica, necessitano di un approccio diretto, di nessun mascheramento o dissimulazione, proprio in quanto elementi fondamentali di una visione prospettica dello sviluppo storico. Questo concetto risulta di grande interesse tanto più a fronte del funzionamento reale del capitalismo, il quale dissimula la propria crisi, rifiuta di prendere atto dei propri limiti poiché essi necessariamente implicano il suo superamento.
La dissimulazione del capitalismo implica necessariamente la non soluzione dei problemi, anzi, il loro ingrandimento. Il materialismo dialettico implica il rifiuto dell’astrattismo, della metafisica implicante “il minimo sforzo”, perché non sottoposta alla prova della realtà. Viceversa, l’oggettività e il materialismo sono gli strumenti per la comprensione della realtà in continuo divenire, ma in modo sistematico.

Allo sviluppo delle forze produttive, la leadership di Xi Jinping ha legato i problemi della qualità dello sviluppo, della necessità di nuovi e diversi strumenti di calcolo della prosperità economica rispetto al PIL, della promozione della civiltà ecologica, del governo fondato sulla legge, cioè della rule of law. Sotto questo ultimo aspetto, l’elaborazione cinese afferma l’unità organica tra guida del partito e popolo, come padrone del destino suo e del proprio paese. La Costituzione cinese è intesa, in questo quadro, come legge fondamentale che rispecchia i risultati conquistati dalla leadership del PCC nella espressione della propria funzione di guida e di direzione popolare.
Governo del PCC e, per esso, del popolo con la garanzia di effettività rappresentata dalla legge sono elementi fondamentali di quella che lo stesso Xi ha definito “democrazia socialista”. Il governo del Partito Comunista, in quest’ottica è fattore d’assicurazione e garanzia del governo effettivo del popolo cinese, con a fondamento la legge che guida il popolo nell’esercizio del suo potere di governo.
Ciò, tuttavia, è possibile solo rimuovendo e non accettando la scissione tra teoria e pratica, guidando quest’ultima sotto la direzione della teoria, rifiutando il dogmatismo, poiché la teoria, al pari della pratica presuppone non immutabilità, ma l’innovazione nella continuità.

Questa capacità di innovazione nella continuità, pur presentando elementi controversi la stessa permanenza del conflitto continuo tra mercato e socialismo, è sicuramente l’elemento fondamentale che ha consentito di pianificare il futuro cinese in una prospettiva, di raggiungere nel 2020 una “società moderatamente prospera”, sulla base di quanto indicato dal tredicesimo piano quinquennale approvato nel 2016, e, come ha affermato nel discorso di fine anno del 2019 dallo stesso Xi Jinping, di affrontare in modo radicale la questione della sconfitta della povertà in Cina, dopo aver emancipato – in “un processo epico” per usare le parole del filosofo Domenico Losurdo – dalla povertà circa 800 milioni di persone dagli anni ‘80, ed, inoltre, ridurre entro limiti socialmente accettabili i livelli di inquinamento.

La capacità di individuazione delle tappe dello sviluppo cinese si spinge anche a prefigurare, nel 2035, la Cina come un paese socialista moderno e a considerare conclusa la prima parte della transizione al socialismo, e, nel 2049 (a cento anni dalla fondazione della RPC) di divenire un paese socialista potente e prospero. Come h affermato lo stesso Xi Jinping: oggi, più che mai, il processo di ringiovanimento complessivo della società cinese appare prossimo e a portata di mano.
L’elemento di garanzia per il perseguimento degli obiettivi fondamentali della società è rappresentato dal Partito Comunista, il suo ancoraggio al marxismo-leninismo è pienamente affermato nella direzione di Xi, al pari della difesa della “purezza” del suo corredo ideologico, come strumento funzionale all’esercizio della direzione generale e complessiva della società in ogni settore, e della selezione ferocemente meritocratica e contraria ad ogni indulgenza corruttiva.
Della centralità nel pensiero del Presidente cinese della lotta ideologica per la conservazione della purezza ideologica del socialismo con caratteristiche cinesi contro l’opera delle forze occidentali anticinesi viene dato atto, con allarme, anche in Occidente. Lo stesso Financial Times si preoccupa di evidenziare il quadro in cui questa battaglia è alimentata dalla leadership cinese: secondo un virgolettato attribuito a Xi Jinping riportato dal giornale economico internazionale, «il capitalismo sta inevitabilmente morendo e il socialismo sta inevitabilmente vincendo».

Del carattere sistemico della crisi capitalistica si è già accennato. Va altresì sottolineato che parliamo da tempo di crisi sistemica poiché la strutturalità e globalità della crisi rende evidente la tendenza alla caduta del saggio di profitto nei paesi più sviluppati, o meglio da noi sempre definiti paesi a capitalismo maturo. È chiara l’evidenza in questo caso dell’enorme distruzione di “forze produttive in esubero”, siano esse forza lavoro o capitale come esplicitazione di forma di lavoro anticipato, e quindi non vi non siano più le condizioni per ripristinare un nuovo modello di valorizzazione del capitale che sappia dare la “giusta” redditività agli investimenti e quindi creare possibilità per un nuovo processo di accumulazione capitalista, anche attraverso il cambiamento del modello di produzione.

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