Eppure… sempre si muove…! Manuale per una storia economica di classe

La storia italiana è storia di lotta di classe. Mutuando celebri parole di Karl Marx, si potrebbe così riassumere il contenuto di questo volume: la sintesi di oltre 150 di storia economica, e non solo, d’Italia attraversata dalla tensione e dal moto continuo del conflitto tra capitale e lavoro, oggetto e chiave metodologica di lettura da parte degli autori dei fatti della storia del Paese. Prendendo le mosse dall’Unità d’Italia, il testo offre una lettura tutt’altro che apologetica dell’unificazione nazionale: esso, al contrario, si sofferma – in modo peculiare, anche nell’ambito dell’analisi in merito proposta dalla pubblicistica marxiana in generale – in modo non liquidatorio sulla vicenda e sulle ragioni del movimento dei briganti, utilizza le chiavi di lettura gramsciane che, con la definizione della Questione meridionale, individua nella politica unitaria delle classi dirigenti dell’Italia unita il prototipo dello status di dominanza, che sarà ritrovato costantemente nella storia delle dominazioni coloniali e imperialistiche in ogni dove. Le profonde trasformazioni che, dall’Unità fino alle due guerre mondiali sconvolgono il Paese sono analizzate alla luce della perpetua condizione di sfruttamento e depredazione esercitate dalle classi dominanti sulla classe operaia, su contadini e braccianti e sul proletariato in generale. In questa prospettiva, la Resistenza vittoriosa, culminata nella nascita della Repubblica e nell’entrata in vigore della Costituzione del 1948 aprono una fase nuova per l’Italia, che lascia alle spalle – grazia all’azione ed alla soggettività organizzata nella resistenza al nazifascismo delle forze marxiste e rivoluzionarie – i decenni drammatici della prima metà del Novecento.

L’Italia repubblicana è il contesto in cui prenderà lo slancio una lunga e grande stagione di lotta politica e sociale per l’affermazione dei diritti delle classi subalterne, per portare i precetti iscritti nella Costituzione nelle fabbriche, nelle campagne, in tutto il Paese, attraverso l’organizzazione politica e sindacale, specialmente attorno al partito comunista e alla Cgil guidata da Giuseppe Di Vttorio. Momento centrale del volume è rappresentato dall’approfondimento delle dinamiche che porteranno alla crisi e alla fien del sindacato unitario, con l’affermazione di una linea sindacale compatibilista e non di classe, incarnata poi definitivamente da CISL e UIL. Nello scenario internazionale, caratterizzato dalla Guerra fredda USA – URSS, l’Italia degli anni ’50 è quella che riproduce internamente la contrapposizione politica tra blocchi; è un Paese che conosce gli effetti della ricostruzione e della crescita economica, grazia anche al traino fondamentale rappresentato da un modello di intervento pubblico, pure controverso, ma sicuramente fondamentale nella definizione della politica economica strategica generale, specialmente nel settore industriale. Non si tratta, tuttavia, di uno sviluppo degli avvenimenti lineare: tra repressione politica delle lotte, conflittualità permanente, aumento del divario tra Nord e Sud dell’Italia, e il ridimensionamento tendenziale del miracolo economico, il Paese negli anni ’70 è quello che si trova ad attraversa anni ribelli e di profondo cambiamento. La trasformazione del tessuto produttivo, dell’economia del Paese, degli equilibri del sistema politico, grazie anche all’irruzione dei primi movimenti politici e sociali di contestazione, sono la cifra di una tendenza che andrà consolidandosi per tutto il decennio. Il volume analizza profondamente le vicende dell’Italia del movimento del nuovo proletariato, della contestazione radicale al sistema e la repressione politica senza quartiere opposta, giungendo a circostanziare le ragioni della crisi tanto del capitale quanto del sindacato tradizionale. Proprio in questo contorno, si sviluppa il sindacalismo di base, a cui sono dedicate pagine di dettagliato approfondimento, parallelamente alla crisi del sindacato tradizionale, appiattito su una linea che, negli anni, verrà consacrata come una linea sindacale squisitamente concertativa. La capitolazione delle tradizionali organizzazioni del movimento operaio in Italia accompagna la distruzione progressiva del Welfare State in favore di un Profit State, di uno Stato che ha come fine fondamentale la garanzia della centralità de libero mercato, la riduzione del suo intervento nella vita economia al minimo. Sono quelli gli anni in cui, dopo l’apertura del Muro di Berlino nel 1989, in cui si rafforza e prende corpo il progetto di integrazione europea e in cui le politiche liberiste, di privatizzazione, di taglio dello Stato sociale, distruzione delle conquiste del movimento dei lavoratori conosce un salto di qualità. Un salto di qualità che continua, in forma profondamente inasprita, fino all’Italia di oggi.

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