Superare il welfare per favorire la miseria. Vasapollo e i suoi studenti al seminario dell’Usb all’Inps

04/12/2018

Oggi il 22% delle famiglie italiane rinuncia alle cure mediche per ragioni economiche, il 33% per le lunghissime liste d’attesa del sistema sanitario pubblico.
Il salario della classe media è stato compresso fino al 30% e, nell’ultimo ventennio, le famiglie con welfare pubblico garantito sono passate dal 100% a solo un terzo del totale.
I poveri sono 5 milioni. Questi alcuni dei più recenti dati Istat riportati nel corso dell’assemblea-convegno USB “Politiche UE e welfare: tagli o sviluppo sociale”, tenutosi presso la sede della Direzione generale dell’Istituo Nazionale della Previdenza Sociale il 3 dicembre a Roma. Il colpevole, additato durante l’incontro, la privatizzazione del welfare.

All’incontro hanno preso parte i vertici dell’Unione Sindacale di Base (la seconda per appartenenza all’interno dell’Inps) e dell’Istituto, il professor Luciano
Vasapollo, docente di Politica Economica Internazionale presso l’Università La Sapienza, e più di un centinaio dei suoi studenti del primo anno.
Si è trattato, dunque, di un’assemblea atipica, una delle poche a così alto livello ad essere aperta ai giovani. Durante le discussioni, più volte i
relatori si sono rivolti direttamente agli studenti, sottolineando come il momento presente richieda loro massimi livelli di attenzione e impegno.

Nel 120° anniversario della nascita dell’Inps, e nel giorno in cui l’Istituto torna ad assumere, dopo anni, 250 ragazzi di 27 anni in media (anche se la necessità
resta molto più alta), la discussione tra il sindacato e l’Istituo si è sviluppata in maniera autentica, non risparmiando civili contrasti, e toccando diversi punti caldi del panorama attuale come l’alternanza scuola lavoro, la quota 100, il mansionismo, il reddito di cittadinanza e lo smart working.
“Ho invitato i ragazzi proprio perchè potessero fare vera formazione ed assistere con i loro occhi e orecchie al lavoro di sindacato, avendo anche un assaggio di come si intavolano le trattative”, ha spiegato il professor Vasapollo.

Con uffici periferici dell’Istituto collegati in video da tutt’Italia, infatti, diverse questioni sono state presentate al Direttore generale dell’Inps, la Dott.ssa
Gabriella Di Michele. Soprattutto intorno ai temi cari all’USB, come una maggiore mobilità verticale dei dipendenti pubblici, spesso sottoinquadrati, un’ispettorato del lavoro che torni di competenza dei singoli enti per una più efficace lotta all’evasione contributiva oltre che per aprire nuove possibilità di impiego, la revisione del sistema contributivo – che già migliorerà, secondo l’USB, con la quota 100 – per allinearsi con la realtà dei salari medio-bassi italiani
e della precarietà del lavoro, e la rinascita di un consiglio d’amministrazione Inps che, con il secondo bilancio dopo quello dello Stato, gestisce 700 miliardi di euro.

Sulle questioni esterne, come è chiaro, l’Inps può portare pressioni al governo e, su molte di esse, le parti si sono trovate in accordo. Su altre meno e ci
sarà ancora da lavorare; ad esempio sulla questione del consiglio di amministrazione che, per la Di Michele, può “senz’altro tornare in essere a patto che sia
contenuto, perchè altrimenti si rischia di rallentare i lavori e, di questi tempi, non ce lo possiamo permettere”. Visioni opposte, poi, su copertura del territorio
e smart working; mentre, infatti, per il Direttore generale Inps “si copre il territorio anche con i servizi telematici e le partnership con il settore privato e si
risponde ai tagli al personale con una maggiore flessibilità nel lavoro e più fiducia nei lavoratori”, “flessibilità”, per Pier Paolo Leonardi, Coordinatore nazionale confederale USB, “significa precarietà. Smart working significa più lavoro con l’annullamento degli orari di lavoro, che invece andrebbero addirittura diminuiti”.

Il Direttore generale Inps ha spiegato che la previsione è di 3700 nuove posizioni entro il 2020 – dopo che la spending review degli anni passati ha fatto calare i dipendenti dell’Istituto da 40000 a 25000 – e come il “sistema di pianificazione debba riumanizzarsi,
per rispondere ai bisogni del personale e non guardare solo alle necessità di budget”. Sul reddito di cittadinanza, poi, che riguarderà quasi 2 milioni di persone, ha ammesso: “tremano i polsi, per il lavoro che ci sarà da fare, ma siamo fiduciosi”. Sulla questione del welfare aziendale, che la Di Michele dice di “rispettare, anche se l’Inps lo attua già da tempo”, Vasapollo ha commentato: “è un modo per pacificare i lavoratori, facendo da ammortizzatore dei conflitti. Ma ha un prezzo, si paga con il salario. Non è, quindi, il welfare universalistico di cui parla la costituzione”.

Leonardi ha individuato la radice del problema italiano nella riforma del titolo quinto della costituzione del 2001 che “ha devastato il sistema pubblico a beneficio degli interessi privati. Governo dopo governo, la previdenza pubblica è stata smantellata per rendere appetibili i sistemi pensionistici privati. Ormai, il welfare pubblico è il welfare dei miserabili. Se si dispone di sufficienti ci si rivolge alla scuola privata, alla sanità privata, all’assicurazione e alla previdenza private”.

Sull’attuale governo poi ha detto che “non abbiamo trovato ascolto nei passati governi e non lo stiamo trovando neppure ora, ma ci sono delle cose che ci piacciono, come
il reddito di cittadinanza e la quota 100. Speriamo che il governo del cambiamento non cambi troppo idea”. “La paura è per il futuro dei giovani, che faticheranno a
costruirsi una pensione se non cambia il sistema contributivo. Sono loro che devono interessarsi. La rivolta francesce di questi giorni può essere istruttiva,
perchè si sta chiedendo con forza più welfare pubblico”, ha poi detto Leonardi rivolgendosi alla platea di studenti.

“Il problema, per i giovani, non è solo salariale, ma è l’umiliazione in termini di possibilità. Per la prima volta una generazione non sa che fare”, ha aggiunto
il professor Vasapollo che ha poi continuato, sempre rivolto agli studenti, “non bisogna mai contrapporre i diritti civili a i diritti sociali: i primi, sacrosanti, senza i secondi significano poco”.

E ancora “l’alternanza scuola lavoro, anche nell’università, è un’aberrazione. La formazione si fa nelle scuole, o nelle occasioni
come questa (riferendosi al convegno USB aperto agli studenti); se si lavora anche solo un minuto bisogna pretendere salario e diritti”. Citando Gramsci, il professore ha poi concluso: “odiate gli indifferenti e fate la vostra strada”.

 

04 dicembre 2018
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