Il sogno (non irrealizzabile) di un viaggio del Papa in Argentina e Venezuela. Intervista con A. Boron e L. Vasapollo


“Papa Francesco dovrebbe visitare Argentina e Venezuela nello stesso viaggio, in modo che le contrapposizioni tra il suo paese d’origine (oggi il più repressivo verso le istanze della giustizia sociale) e la patria di Chavez (nel mirino degli Usa e della Unione Europea per essere il paese più avanzato nelle politiche sociali di ridistribuzione) esalti il carattere pastorale e non politico della missione del Pontefice”. A chiederlo, in questa intervista a FarodiRoma, sono Attilio Boron, docente di sociologia all’Università di Buenos Aires, e Luciano Vasapollo, ordinario di economia all’Università La Sapienza. Politologo e direttore del Centro Studi Pled, Boron in questi giorni è a Roma per partecipare ad un convegno sull’America Latina promosso dal Cestes, il centro studi dell’Unione Sindacale di base Usb, sindacato oggi molto forte soprattutto nel pubblico impiego ed affiliato alla Federazione Sindacale Mondiale, e ad un incontro a La Sapienza, organizzato dal professor Vasapollo nella sua qualità di delegato del rettore per i rapporti internazionali con l’America Latina. In tale veste Vasapollo ha incontrato nei giorni scorsi Papa Francesco e l’intervista con FarodiRoma parte proprio dalla figura del primo Pontefice latinoamericano, la cui elezione ha acceso una grande speranza per il continente da cui proviene ma coincide anche con un momento reso particolarmente difficile da una strategia di normalizzazione che sembra mortificare le istanze del multilateralismo delle quali la Santa Sede è autorevole sostenitore.

“Francesco deve venire in Argentina, la gente lo aspetta e non capisce le ragioni dei continui rinvii di questo viaggio. Comprendo che ci sia un conflitto con Macri, la cui politica è totalmente disprezzabile. Ma la presenza di Bergoglio avrebbe un effetto straordinario sui suoi connazionali, sarebbe uno stimolo per tutti quelli che aspettano un cambiamento ma non hanno il coraggio di esporsi. E darebbe ai ragazzi la possibilità di ritrovarsi in un’ideale comune, nella richiesta di un cambiamento non violento a favore della giustizia. L’Argentina è il paese in cui maggiormente i giovani fanno ‘lio’ come lui stesso li ha esortati a fare in quello straordinario incontro con loro a Rio de Janeiro in occasione della Gmg 2013”, spiega Boron sottolineando la “distinzione tra la politica, nella quale rientra il conflitto con Macri sui temi dell’economia e sulla pesante repressione in corso, e il ministero del Papa come capo della Chiesa, che va oltre la dimensione della politica e quella della rivendicazione sociale, anche se giusta e necessaria, in quanto esse rappresentano una lettura comunque limitata delle sue parole e dei suoi gesti”.

Per il sociologo e politologo argentino “rinviare ancora il viaggio nella sua patria, che lo attende ormai da 5 anni, rischierebbe di ingenerare una grande delusione nei ragazzi che in Argentina sostengono la visione della Laudato si'”. “Certo – ammette – ci sono vescovi che non condividono la linea di Bergoglio, ma in tutta l’America Latina è così”.

Secondo il professor Boron, “in un certo senso questo Papa innovatore non è benvenuto per quasi nessun episcopato del Continente”. “Ma io penso – confida – che un Papa innovatore non possa lasciare di lato l’Argentina avendo toccato tanti altri paesi che vivono almeno in parte le stesse contraddizioni e difficolta’: ad esempio è stato in Messico e in Colombia, dove ci sono difficoltà e problemi ugualmente complessi e i vescovi sono in buona parte schierati dall’altra parte rispetto alla visione di Francesco”.

“Il Papa dovrebbe visitare nello stesso viaggio anche il Venezuela”, aggiunge da parte sua il professor Vasapollo, reduce da una missione scientifica nel paese “stretto d’assedio da Stati Uniti e Unione Europea con misure economiche gravi quanto ingiuste perchè penalizzano i più deboli, in primis i bambini malati che non possono essere curati e alimentarsi in modo adeguato, e questo significa innescare un genocidio”.
Vasapollo racconta di aver potuto illustrare personalmente al Papa quanto sta accadendo e riferisce che rispondendogli Francesco ha assicurato le sue preghiere perchè “nel paese possano prevalere la giustizia e la pace”. “Le due facce – spiega l’economista – della campagna madurista. Solo la Germania, dopo la guerra, ha investito una percentuale cosi alta del suo bilancio nelle politiche sociali: tre milioni e mezzo di abitazioni di edilizia sociale, infatti, sono un record assoluto”.

Secondo Vasapollo è “molto poco probabile che possa riuscire il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni democratiche dello scorso 20 maggio perchè da parte dell’opposizione
non c’è unità di visione ma interessi divergenti come possono esserlo quelli delle multinazionali, dei narcos e dell’oligarchia latifondista. Mentre continua però il tentativo di destabilizzare il paese affamando il popolo”. “Si vuole determinare – denuncia – una crisi sociale alla quale contribuiscono le fake news che vengono diffuse a piene mani dai media ma sempre più anche da forze politiche, come accaduto nei giorni scorsi in Italia con la mozione parlamentare annunciata da Fratelli d’Italia, che definisce ‘crisi umanitaria’ i problemi del Venezuela, creati invece artificiosamente dall’esterno per impadronirsi delle sue risorse naturali. E’ una maledizione – rileva Vasapollo – quella di essere la maggior riserva di petrolio del mondo. E il quinto paese per oro, argento, coltam e litio. Mentre l’Orinoco è la maggior riserva di acqua dolce del Caribe. Il tutto – osserva Vasapollo – a appena tre giorni di navigazione da Huston”.

In effetti, ricorda Boron, che teorizza il multipolarismo, “la dottrina imperialista ritiene l’America Latina una dipendenza dell’America del Nord, che dunque se ne occupa come di problemi della ‘sicurezza nazionale’ non in termini di una politica estera rispettosa dell’autodeterminazione dei popoli”. “In Caribe – infatti – ci sono 83 basi militari degli Usa. E l’imperialismo americano in questi anni è stato decisivo, ad esempio, contro Dilma Rousseff in Brasile, nel tentativo di colpo di stato in Bolivia (paese che volevano dividere) e ancora contro Correa in Ecuador, Lugo in Paraguay e Cristina Kirkner in Argentina”.

E in questo memento è in atto un tentativo, indotto ugualmente dall’esterno, di rovesciare Ortega in Nicaragua. “Li’ – spiega – il problema per gli Stati Uniti e’ quello di bloccare la costruzuine del Canale transoceanico che potrebbe modificare completamente i rapporti commerciali ed economici. La costruzione del canale in Nicaragua non è iniziata, ma questa possibilita’ di sviluppo, che risulterebbe decisiva, è inaccettabile per gli Usa che attraverso Panama esercita un controllo di fatto su tutto il movimento commerciale di Caribe”.

“Ci sono – rileva in proposito Vasapollo – due grandi opere che possono cambiare la storia dell’America Latina: il canale in Nicaragua e il Porto di Mariel a Cuba che sarebbe diventato il centro di Caribe”.

In proposito, sia Boron che Vasapollo sottolineano che la Cina in America Latina ha una funzione importantissima. “E’ il primo socio commerciale del Caribe, ha fatto investimenti molto forti, ma non fa paura perchè a differenza degli Usa la Cina non ha basi militari”.

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29 novembre 2018
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